Servendoci di una metafora certo assai utilizzata ma per noi particolarmente calzante, possiamo dire che la realizzazione di questo numero della rivista ha significato compiere una sorta di viaggio nei territori dei libri “per tutti” e dell’accessibilità della lettura.
Un viaggio che si è rivelato in sintonia con le nostre aspettative di persone che amano e usano i libri nella vita personale e professionale; abbiamo ritrovato luoghi e atmosfere noti, costumi e “tradizioni” molto vicini ai modi con cui in questi anni abbiamo voluto dedicare un’attenzione affettuosa ai compagni di strada fatti di parole e immagini, carta e inchiostro, e oggi anche di files e supporti multimediali.
Un viaggio che ha anche saputo rivelare aspetti meno conosciuti o, forse, solo meno illuminati, sentieri poco frequentati che, accanto a strade di maggior transito, disegnano la mappa di una regione fertile non solo di idee e progetti ma anche di realizzazioni concrete che coniugano insieme utilità e bellezza.
Un viaggio che, più ancora della meta in sé, è stato ricco di opportunità di conoscenza e di consolidamento di legami fra persone, gruppi, realtà che si riconoscono accomunati dalla consapevolezza che, anche nella società iconica e multimediale, il libro e la lettura sono insostituibili occasioni di esperienza e crescita per tutti, adulti e bambini, al di là dei differenti modi di fruizioni.
I contributi raccolti in questo numero, infatti, fanno certamente riferimento a esperienze specifiche e in alcuni casi personali, ma esprimono allo stesso tempo una forte coralità nel sottolineare come la forza dei libri sia nella dimensione di relazione e reciprocità che si crea tra il testo e il lettore, tra chi legge a voce alta e chi ascolta, tra coloro che seduti intorno e tra i libri seguono trame e disegni.
Questo multiforme ponte comunicativo tra l’interiorità e l’esterno che i libri sostengono, o possono sostenere a determinate condizioni, è premessa indispensabile per acquisire competenze maggiormente definite (come la comprensione del testo scritto) o capacità specifiche.
E per la sua valenza di oggetto-ponte, il libro è per sua natura universale, aperto, non specialistico o riabilitativo in senso stretto anche se, rivolgendosi a persone che possono essere in difficoltà sulla fruizione “tradizionale”, deve essere realizzato secondo criteri rigorosi derivanti da approcci scientificamente fondati.
Nei racconti e nelle riflessioni raccolti in questo lavoro troviamo proprio questa attitudine a tenere insieme un bagaglio importante di conoscenze e saperi specializzati, con uno sguardo di insieme al libro, alla sua bellezza e magia, all’appetibilità che da questi tratti deriva, che lo fanno essere per tutti e capace di attirare molti tra i lettori reali e potenziali.
Molti percorsi emergono per aumentare la possibilità di un accesso ampio, facile, comune; molte le indicazioni e i suggerimenti; numerosi i luoghi dove si trovano supporti e risorse personalizzate; con l’attenzione sempre alta a non confondere specializzazione con separazione, a non creare recinti dove c’è bisogno di apertura, incontro, dialogo.
Le pagine dei libri possono essere straordinari veicoli per superare solitudini e situazioni di fragilità, permettono l’immedesimazione e l’immaginazione creatrice. Se è vero che il primo diritto del lettore secondo Daniel Pennac è proprio la possibilità di non leggere, tutti gli altri nove ci ricordano l’opportunità unica che il libro costituisce per il lettore: “la lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire” (D. Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli, 1999)

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